Sgangherata, spossata e usata da una decina di uomini come una sputacchiera per cazzi, l’alba mi riaccompagnava a casa, distrutta ma soddisfatta della nottata appena trascorsa.
Mi sentivo come un puttanone di strada dopo una nottata di lavoro, l’unica differenza che tremavo ancora dai tantissimi orgasmi che avevo ricevuto.
Giacomo che guidava la macchina era soddisfatto della mia esibizione e con un sorrisetto ironico, si complimentava della mia troiaggine, era fiero di me, la sua puttana, sempre pronta ad obbedire come una cagna.
Il mio corpo è suo e può farne ciò che vuole, anche punirmi inchiodandomi per le tette ad un trave, sono totalmente sua e sottomessa ai suoi vizi e ai suoi piaceri, anche umiliarmi, lasciando che altri uomini mi usino riempiendomi del loro sperma.
Avevo il viso ricoperto di sborra che lentamente mi si stava seccando addosso, ma il mio padrone non aveva voluto che mi ripulissi, non c’era centimetro ...
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