Sebbene mia moglie non si fosse mostrata entusiasmata dall’idea, lo stesso invitai il Signor Spataro a trascorrere il WE da noi.
— Però potevi limitarti ad una cena — soggiunse Nicla, proprio contrariata, quando le confermai la mia iniziativa. Riuscivo a giustificarla: Biagio Spataro non poteva essere il suo tipo. L’aveva visto in ufficio poche volte mesi prima, in pieno inverno, e lui non era al massimo. Se ne rammentò a malapena. Doveva apparirgli come un personaggio d’altri tempi, un sessantenne vestito perennemente come un contadino di domenica, col volto assai scuro e rugoso, i capelli nerissimi lisci imbrillantinati, denti gialli o d’acciaio, la camminata alla prendiingiro, l’alito pesante che a volte stordiva e un effluvio animalesco inconfondibile che sovveniva dal suo insieme corpulento. Per giunta, era privo di un braccio - il sinistro, perduto da ragazzo - in luogo del quale esibiva una lugubre protesi. Faceva figura di ...
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