Tornai al supermercato dopo un paio di giorni, verso l’ora di pranzo. Il negozio era deserto e potei godermi la sua compagnia per una decina di minuti. Lì per lì fui quasi imbarazzato di vederla, poi mi sciolsi e anche lei sorrise.
“Come stai?” le chiesi rendendomi subito conto della banalità. “Sono stata meglio….” Ammiccò maliziosa con quello sguardo da gatta. Si stirò le braccia, si prese il viso tra le mani appoggiandosele sotto al mento.
“Hai il tempo di un caffé?” le chiesi, mi sentivo emozionato e porco insieme e mi sembrava di essere tornato ventenne. Lei fece una telefonata interna, spense la luce sopra la cassa e si alzò. Andammo al Bar del centro commerciale, ci sedemmo al tavolo, io presi un aperitivo, lei un caffé macchiato. “Lo sai che sei stato bravo?” mi chiese a bruciapelo.
“Anche tu sei stat…” non finii la frase perché sentii una mano che risaliva la coscia e andava a stringermi il pene che si inturgidì pront...
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