Io cerco di allungare il passo e filare via, ma mi si mettono davanti, impedendomi di proseguire. E’ buio e in giro non c’è anima viva: non ho scampo. Mi sbattono con forza in un angolo buio. Il primo è un ragazzo sui 22 anni, alto, magro ma atletico. Ha la testa rasata, una felpa nera ‘pitbull germany’ con le maniche alzate ai gomiti. Jeans chiari, stretti, cinturone di cuoio e anfibi da parà. Uno skinhead, uno con cui è meglio non scherzare. E infatti mi mette una mano al collo e mi sbatte la testa al muro, mi urla che sono uno sporco frocio e che devo sparire, poi mi sputa in faccia con rabbia, mi sbatte a terra e mi tira due potenti calci nei fianchi. Io sono terrorizzato e non posso far altro che restarmene a terra rannicchiato nell’angolo. Lo skinhead si allontana e va a fumarsi una sigaretta, mentre gli altri camerati si congratulano con lui con risate e pacche sulle spalle per la sua azione da perfetto squadrista.
Si avvicina il secondo. Sui trent’anni, anche lui rasato,...
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